Chi va e chi resta
Ricordi recenti e memorie passate
Tornando da Udine
Per quanto mi riguarda, il Far East Film Festival è stata una scommessa con me stessa. Negli ultimi anni ho espresso più volte il desiderio di ampliare la mia conoscenza in fatto di cinema asiatico, ritrovandomi però ad accantonarlo costantemente. C’era sempre qualcosa di più urgente o più semplice da guardare; per questo, quando alcuni amici hanno espresso la volontà di passare qualche giorno ad Udine in occasione del festival, ho deciso di unirmi a loro.
I festival sono sempre stati un luogo per poter vedere collettivamente film che non riescono ad avere una distribuzione, e partecipare al Far East riesce perfettamente a dare un’idea di quanto cinema che non avremo mai possibilità di vedere esista là fuori. In due giorni e mezzo ho assistito ad una selezione incredibile, che spaziava tra generi e periodi. C’erano drammi storici, commedie, azione, horror e thriller procedurali, senza contare le pellicole restaurate altrimenti introvabili, i documentari e i film d’animazione. Almeno la metà delle opere che ho visto meriterebbe una distribuzione ufficiale sul suolo italiano, ed è avvilente sapere che ciò purtroppo non avverrà.
Al di là di un pregiudizio iniziale, il cinema mondiale beneficerebbe incredibilmente nel non rilegare la sua porzione asiatica sotto un’etichetta elitaria, come troppo spesso viene percepita, dato che i cineasti presenti sia fisicamente che da remoto si sono sempre mostrati incredibilmente felici di mostrare le loro opere in anteprima, raccontando anche che il loro pensiero era già ad Udine durante le fasi di lavorazione dei film, grazie alle precedenti esperienze che li avevano fatti innamorare. Può farci sorridere, ma rivela anche quanto l’esistenza di festival come il Far East siano importanti sia a livello italiano che mondiale. Poter dare una casa temporanea a questo tipo di cinema, in un luogo che non sia la sua patria, è una grande impresa d’amore e conservazione del patrimonio filmico, per non parlare dell’atmosfera che si respira durante le proiezioni. È un’esperienza da provare sia per chi è già appassionato, che avrebbe la possibilità di ampliare le proprie conoscenze, sia per chi invece ha bisogno di un punto di partenza. Credo che il Far East Film Festival diventerà una meta di pellegrinaggio annuale sempre per più persone, me compresa.
Rebecca
I film di ieri in breve
The Last Blossom è il primo lungometraggio animato di Kinoshita Baku e Konomoto Kazuya, rispettivamente già regista e sceneggiatore dell’amatissima serie anime Odd Taxi. Il protagonista è un vecchio yakuza in carcere da più di 30 anni, che nei suoi ultimi giorni, inizia una surreale conversazione con una pianta che mette in moto il lungo viaggio dei ricordi che l’hanno condotto a quello scenario. Vedremo più sfumature del passato di quest’uomo, da scelte più umane come quella di convivere con una ragazza madre ad altre nettamente più controverse. Una dimostrazione plateale di quanto cinema maturo e profondo si può fare con l’animazione.
Alfonso
Take Off è l’ambizioso tentativo del regista cinese Pengfei di raccontare il sogno di un uomo sullo sfondo di 50 anni di storia di un paese in mutamento. L’operaio Li Mingqi, eredita dal padre un desiderio ardente di volare: che sia con mongolfiere, paracadutandosi o con un bizzarro jetpack che sembra uscito da un film steampunk. Ben presto, però famiglia e difficoltà economiche lo portano a dover accantonare questo istinto innato, e il film riesce a trasmettere appieno la frustrazione che ne consegue.
La forza di Take Off, oltre alle sequenze di volo che restituiscono subito l’idea di un grande sforzo produttivo, è quella di trainarci con un’idea tanto forte che emotivamente coinvolge. Le due ore volano e come se fossimo in un film di Miyazaki, ci ricordiamo quanto sia impossibile tarpare le ali a chi crede di appartenere al cielo.
Alfonso
The Sickness Unto Love: “La malattia mortale”, così la celebre opera di Kierkegaard definisce la disperazione esistenziale; a partire da questo spunto dell’omonimo romanzo di Shasendo Yuki, il regista Hiroki Ryuichi ritrae con lirismo un’amore disarmante, che sovrasta ogni limite cosciente. Il “gioco mortale” del film è il Blue Morpho, che spinge i ragazzi fino al suicidio e che ricorda la tristemente nota Blue Whale challenge, il fenomeno sociale che ha messo a nudo con insopportabile intensità la sofferenza e l’angoscia vitale dei più giovani.
Una storia che spiazza, partendo dai classici stilemi dei seishun eiga, i film adolescenziali giapponesi - il timido Nozomu si innamora della ragazza più popolare della scuola, Kei - per poi calarsi nelle profondità più crudeli di un momento della vita dominato da emozioni dirompenti.
Flaminia
My Name di Chung Ji-young è un film potente che scava nel passato tragico della Corea del Sud. La protagonista è una donna (interpretata magistralmente da Yeom Hye-ran) che ha un trauma infantile che a distanza di decenni si ripercuote ancora sulla sua salute mentale. Aiutata da una psichiatra e dal suo giovane figlio la donna scoprirà uno dei grandi rimossi della sua vita e uno dei grandi rimossi della storia coreana: il massacro avvenuto sull’isola di Jeju nel 1948. Con un impostazione semplice ma efficace il film riflette sull’importanza del dire la verità sia a livello personale che di comunità nazionale.
Federico
Suzuki=Bakudan di Nagai Akira è un film scoppiettante. A Tokyo un uomo senza cellulare ne documenti viene arrestato dopo aver distrutto un distributore automatico. Mentre viene interrogato l’uomo dice di avere un sesto senso e che quella notte scoppieranno alcune bombe in città. Quando le bombe inizieranno a scoppiare per davvero inizierà una vera e propria sfida tra questo improbabile bombarolo determinato a portare morte e distruzione e la polizia che tenterà di sbrogliare la matassa e salvare la città. Il film è ben confezionato e ben recitato e riesce nella prima parte a costruire la tensione e ad agganciare lo spettatore portandolo a porsi molte domande. Le risposte che arrivano nella seconda parte del film sono però spesso contorte e poco soddisfacenti.
Federico
Cosa ci aspetta oggi?
Oggi c’è attesa per The Shadow’s Edge di Larry Yang coproduzione Cina/Hong Kong con Jackie Chan protagonista e per 90 Meters film giapponese diretto da Nakagawa Shun che racconta di un ragazzo che si prende cura della madre malata.
Nella sezione retrospettiva invece verranno proiettate le restaurate del film taiwanese Connection by Fate (1998) di Wan Jen, del “kaiju movie” giapponese Gamera (1965) di Yuasa Noriaki e Cageman (1992), dramma sociale hongkonghese diretto da Jacob Cheung.
CATAFIC
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